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Lavorare meno? Un passo indietro

Su QN - Editoriale dell'Avv. Rotondi

“Lavorare meno per lavorare tutti” è il cavallo di ritorno di una politica che funziona solo a spot elettorali. In principio era una certa cultura politico-sindacale che si fece suggestionare dal tema. Poi fu Bertinotti, l’allora leader di Rifondazione Comunista che utilizzò il miraggio dell’orario ridotto più che altro per incalzare Prodi con cui era al governo. Adesso è il turno degli “ultras” grillini. In piena campagna per le Europee, ecco riproposto dal neopresidente dell’Inps Tridico lo slogan studiato a tavolino dal ministro del lavoro Di Maio per cercare di arginare l’emorragia di voti pentastellata e magari provare a dare dignità al reddito di cittadinanza.

Sullo sfondo c’è un retropensiero che non si limita alla sinistra radicale o al blog di Beppe Grillo, ma si basa su una concezione antistorica. Non si vuole prendere atto dell’evoluzione dell’organizzazione del lavoro, un processo di trasformazione che la tecnologia ha accelerato negli ultimi decenni, ma cominciato tre secoli fa.
Non ci si è resi conto che quello che si sta proponendo è un ritorno al “lavoro ignorante”, una modalità di erogare la prestazione che è indifferente rispetto al soggetto che la svolge.
La valutazione e la prestazione del lavoro che ruotano ancora intorno all’orario. Il lavoratore, mero esecutore perfettamente intercambiabile, viene deresponsabilizzato, il suo lavoro banalizzato non venendo misurato in base al risultato raggiunto, ma al tempo dedicato all’attività, come ai tempi della I rivoluzione industriale. Il concetto va capovolto: conta la persona con il suo bagaglio di conoscenze, competenze ed esperienza. Bisogna tenere conto del percorso di formazione di un dipendente su cui l’azienda investe e che qualifica il lavoratore, rendendolo più difficilmente sostituibile.

L’ORARIO di lavoro va riconcepito in quest’ottica e in funzione della conciliazione dei tempi di vita-lavoro. I cambiamenti rapidi e profondi della nostra società si riflettono sul mondo del lavoro e sulla sua organizzazione. Industria 4.0, robotizzazione, intelligenza artificiale e lavoro agile stanno rivoluzionando il modo in cui il cittadino-lavoratore si relaziona con lo stato e con l’impresa. Invocando un“patto per il lavoro” che coinvolgesse le parti sociali ed il governo del cambiamento, in ritardo e timidamente, si stava andando nella direzione del progresso.

Ora, con il “piano Di Maio”, ci accingiamo a tornare indietro di tre secoli.

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