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L'equivoco del salario minimo

Su QN - Editoriale dell'avvocato Francesco Rotondi

Il tema della retribuzione minima oraria da riconoscere alla prestazione lavorativa merita certamente attenzione politica, mediatica ma anche tecnico-giuridica. Ciò che accade attualmente, in realtà è il solito dibattito di propaganda che debitamente pilotato – dal ministro del lavoro- fa assurgere la questione alle cronache con una limitata comprensione.
Immaginare l’imposizione normativa della paga minima oraria per qualsivoglia settore economico, e qualsivoglia tipologia di prestazione professionale, anche laddove tutto ciò è già ampiamente regolamentato dalle parti sociali attraverso la contrattazione collettiva, rischia di creare in realtà un gravissimo incidente “diplomatico”.

In un momento storico quale quello attuale, laddove vi è distanza siderale fra la politica e la realtà, sferrare un attacco frontale al sindacato non potrà che peggiorare le già difficili relazioni sociali ed industriali esistenti. Se a ciò aggiungiamo che l’attuale funzione legislativa non è nemmeno in grado di valutare l’impatto economico e industriale di una simile prospettiva – sarebbe sufficiente dare uno sguardo non “politicamente orientato” ai dati Istat che individuano in una simile operazione la possibilità di un calo del Mol (margine operativo lordo) medio di circa l’1,6% ma, proprio in ragione della cecità tecnica può arrivare ad un abbattimento di oltre il 60% - i danni conseguenti diventano incalcolabili.

Il personale grido di allarme e di aiuto per cercare di allontanare il “credo politico” dal mondo e dal mercato del lavoro che ho più volte lanciato mi pare sia totalmente inascoltato. Al di là della delusione personale - che vale - la continua disattenzione verso le reali questione lavoristiche rischia decisamente di porre l’impresa italiana in fuorigioco rispetto ad un mercato sempre più competitivo e ad un’industria sempre più presidiata da azionisti stranieri che, invece, questi conti li sanno fare molto bene.

Ignorare poi in modo colpevole e imbarazzante il cambiamento anche delle logiche e delle prospettive retributive delle nuove generazioni, e non comprendere la necessità – che di fatto si sta già perpetrando– di modificare il patto sociale, credo sia non più tollerabile.

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